Insonnia

Nell’oscurità, riflessi di luce prendono forma, ombre di luce nel negativo del giorno. Finalmente si rompe l’insonne solitudine, appaiono maschere grottesche ridendo sguaiatamente, pastori silenziosi brancolando nel buio e con loro guide senza guida, un albero senza Natale, cinque dieci cento dita medie senza mezze misure. Tutto ciò a cui non ho pensato durante il giorno inizia a gridare assordante, una chiassosa comitiva di questioni posticipate si affaccia chiedendo attenzione. Provo a quietar la moltitudine con pensieri gradevoli, moti d’ottimismo, limpidi propositi e facili promesse.

Ladri! Fetidi ladri o voi che con il mio sonno fuggite, saltando pecore e schivando ciechi pastori ondeggianti nel buio. Dove fuggite o ladri, forse laggiù, dietro la collina dei sogni dimenticati, laddove giace il tempo perso? O forse è una corsa verso il nulla, un correre infinito, un eterno guardie e ladri con l’unico scopo di sfinire l’inseguitore? Che sia quindi, che inseguendo il sogno possa estenuato stramazzare al suolo (io da sempre un estenuato stramazzare) e trovare finalmente la stanca quiete del sonno.

ma_no, 2008

Giro in giro

I

Avanti, confusamente avanti. A tentativi e a tentoni, saltando ostacoli inciampando cadendo e rialzandomi o forse no, razzolando al suolo, mangiando terra e guardando il cielo.

II

In circolo, in recinto, in una stanza a volte buia e a volte illuminata da prossime luminescenze o da bagliori remoti.

Ora giro in giro, giro in circolo, costruisco e giro in circolo, tra pareti di cemento giro in giro.
A volte un bagliore, una luce riflessa, chissà un segno di vita, di vitalità, di un sentire o di una esistenza. Forse un pertugio o forse no, solo un luccichio d’umidità, una lento filtrare d’acqua.
Continuo a girar in giro. Ad ogni circonferenza la stanza è più piccola e girando in giro sempre più rapido sempre più stretto mi chiedo cosa sarà mai di me una volta al centro di una stanza che non più stanza è. Ormai immobile, ormai cieco e inerme, spero nel momento in cui imprigionato dalla ragione potrò finalmente innalzarmi libero, sospinto dalla follia più in là di questo recinto, più in là delle sue pareti di cemento, più in là del suo stesso isolamento.

(Barcelona, 2008)

L’angelo caduto

”Te lo concedo. Dai, rilassati, non ti preoccupare, te lo concedo. Sì, cascasse iddio, te lo concedo. Cascasse per dire, forse un altro angelo caduto, uno dei tanti. Mio cugino mi ha detto che una volta ne ha visto uno, da piccolo. Il cugino, non l’angelo. l’ha proprio visto schiantarsi dopo una caduta diritta, in verticale. Plaf, come una salsiccia, l’angelo.”

Inverno 2001 

Inverno 2001. Misuravo la mia fiacchezza ogni sera, in bagno davanti allo specchio, dopo un’altra giornata passata, un’altra telefonata non fatta, un po’ di gengiva in meno.

Con la fine dell’inverno portai quindi la mia esistenza verso la contemplazione e lo scaccolamento.