Il sogno di Luca

Luca è chiuso da tempo in una stanza in compagnia di tre uomini. I loro volti gli sono familiari, anche se non ricorda dove e quando possa averli conosciuti. Sono tre figure silenziose, a volte nebbiose, spesso ombrose. Si muovono, non si muovono, non capisce non si concentra e finisce poi per distarsi e perderli di vista, tornando ad osservare la stanza con quel suo sguardo acuto, seduto in un angolo sulla sua poltroncina rossa.

È una stanza qualsiasi, né piccola né grande, luminosa ma non troppo, arredata con uno stile a lui contemporaneo, sebbene il nostro protagonista abbia l’impressione, se non la certezza, di abitare una stanza di un passato lontano, di un passato che non gli appartiene, che appartiene ad un’altra vita. È forse per questo che sente l’esigenza di fuggire, di andar via, di correre verso il suo presente che ormai non riesce a distinguere da quel guazzabuglio di confusi futuri, futuri arrotolati come serpenti, chissà nemmeno suoi, magari di uno di quei tre uomini o addirittura dei tre messi assieme.

Vuole scappare quindi, abbandonare quel luogo, quella stanza che sembra possa crollare da un momento all’altro. Cerca una via d’uscita. Trova una porta che dà su un corridoio, strettissimo, claustrofobico. I tre percorrono il corridoio fino alla fine, Luca davanti, gli altri dietro di lui in fila indiana. Alla fine del budello, un’altra porta. Si ritrovano nella stanza che hanno appena lasciato, abbandonata, distrutta, la stessa stanza in un futuro, uno qualsiasi. Cercano quindi un’altra via d’uscita, indietro è inutile tornare. Luca nota una finestra che non aveva mai visto prima. Le si avvicina, e ciò che vede al di fuori, a brevissima distanza, è un altissimo muro di cui non scorge né inizio né fine. Questa distesa verticale è interrotta solo da un buco nel muro, troppo stretto per poter passare. Al di là del buco, la stanza, la stessa famigliare stanza, pulita, in ordine, deserta.

Marco Noris, Bologna, 2002

Publicado por

ma:no

Un italiano en camino