Inverno

Inverno, inverno di fine anno. Prossimo ad un anno simmetrico consumo briciole di tempo gettandole a feroci piccioni grigi piccioni cacabombe. Mi spengo spesso, on/off frequente, cortocircuito e non oppongo resistenza. Merry Christmas, testa di cazzo.

Si ricordò di quel Natale aprendo la porta della lavanderia. Un Natale insanguinato, uno come tanti. Seguiva il flusso d’energia già da venti minuti, forse mezz’ora. Poi bastò spingere la porta e le Grandi Centrifughe dell’Universo gli riversarono addosso litri di sangue, sangue denso e rossi brandelli morbidi caldi rossi brandelli intestinali. Lasciò spazio al loro Natale e abbandonò il Flusso, perdendo quelle vaghe figure gialle alle quali insegnò a parlare. Riempì la lavatrice riversandole dentro qualche kilo di malessere in cotone misto sintetico e una manciata di puro detersivo chimico. Osservò a lungo la centrifuga girare strapazzare risciacquare gli ultimi giorni di Flusso. Acqua rossa e bollicine di sapone, natura pentagonale a interesezioni randomiche di sangue e composti chimici. Mai vestiti puliti furono così sporchi. Già da tempo aveva perso l’abitudine di seguire la luna nel suo regolare ciclo mensile. Non la cercava neanche più, troppo lontana, la luna. E nell’impossibilità mestruale di un maschio medio, fece della lavanderia il Tempio dove celebrare il suo ciclo vitale, il luogo dove resettare l’accumulo di lordume e battezzare il prossimo ritorno al mondo. Mezz’ora di lavaggio, mezza di asciugatura, mezzo pomeriggio ogni mezzo mese, un bimestre per allinearsi con l’intero e sei interi, un mezzo anno.

Marco Noris, Bologna, 2001

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Un italiano en camino