Giro in giro

I

Avanti, confusamente avanti. A tentativi e a tentoni, saltando ostacoli inciampando cadendo e rialzandomi o forse no, razzolando al suolo, mangiando terra e guardando il cielo.

II

In circolo, in recinto, in una stanza a volte buia e a volte illuminata da prossime luminescenze o da bagliori remoti.

Ora giro in giro, giro in circolo, costruisco e giro in circolo, tra pareti di cemento giro in giro.
A volte un bagliore, una luce riflessa, chissà un segno di vita, di vitalità, di un sentire o di una esistenza. Forse un pertugio o forse no, solo un luccichio d’umidità, una lento filtrare d’acqua.
Continuo a girar in giro. Ad ogni circonferenza la stanza è più piccola e girando in giro sempre più rapido sempre più stretto mi chiedo cosa sarà mai di me una volta al centro di una stanza che non più stanza è. Ormai immobile, ormai cieco e inerme, spero nel momento in cui imprigionato dalla ragione potrò finalmente innalzarmi libero, sospinto dalla follia più in là di questo recinto, più in là delle sue pareti di cemento, più in là del suo stesso isolamento.

(Barcelona, 2008)

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ma:no

Un italiano en camino