L’angelo caduto

”Te lo concedo. Dai, rilassati, non ti preoccupare, te lo concedo. Sì, cascasse iddio, te lo concedo. Cascasse per dire, forse un altro angelo caduto, uno dei tanti. Mio cugino mi ha detto che una volta ne ha visto uno, da piccolo. Il cugino, non l’angelo. l’ha proprio visto schiantarsi dopo una caduta diritta, in verticale. Plaf, come una salsiccia, l’angelo.”

Uno, due, tre

1 – Io sono una sedia. Mi consumo nel tempo solo perché esisto. Io sono una sedia, reggo e mi sorreggo.

2 – Le mie ruote sono pelose. La mia bicicletta nella notte è simile a una teiera, una teiera dalle ruote pelose.

3 – Sott’acqua viaggio nello spaziotempo. Sdraiato nella vasca, il mondo attorno a me è un lugubre universo tecnorganico (sott’acqua, mi strofino le mani sulla testa e i suoni attorno a me sono quelli dell’abisso di cui talvolta si sente parlare). 

Digitali

Ho un’impronta digitale che urla per me. Per questo mi sono tagliato tutte le dita della mano sinistra. Un moncherino delizioso!
Un dito l’ho spedito a mia zia, in Connecticut, che non so dove sta e nemmeno come si scrive; speriamo sia arrivato! L’indice l’ho mandato al vecchio parroco del paese in cui ho vissuto durante l’infanzia. Il terzo, il medio, ce l’ho ficcato in culo, mentre pollice e mignolo li ho attaccati assieme, finalmente vicini.

Marco Noris, Bologna, 2002

Il circo

Gli zii hanno un circo. Mio cugino è un contorsionista, riesce a schiacciarsi i foruncoli sulla schiena con le dita dei piedi (stando sdraiato). Un suo amico riesce a comandare il lato destro del corpo con la parte destra del cervello e la parte sinistra del corpo con quella sinistra del cervello. Qualche volta è riuscito pure a comandare l’intero corpo con una sola metà del cervello. Purtroppo il pubblico non si accorgeva di nulla e a lui veniva un’emicrania sempre più forte. Ha smesso, ora fa il casellante e con l’uso di un solo dito riesce ad alzare e abbassare l’asta a righe bianche e rosse.