La dama di ghiaccio

La Dama di Ghiaccio perse di vista il mondo in un rosso e soffocante agosto, quando il cammino di ritorno a casa evaporò rapidamente dietro ai suoi passi. Erano passi silenziosi e stretti come di chi a stento si regge. Si teneva stretta, impaurita, a punto di rovinare al suolo in mille schegge di cristallo.

La Dama ritrosa, dai desideri incrostati alle pareti del passato, rinchiusa nel suo castello di carte trascorse quel che restava dell’anno piangendo stalattiti di ghiaccio. Se mai qualcuno andasse a cercarla, la troverebbe nella sua camera frigorifera distesa su un freddo letto di marmo e circondata dalle carcasse macellate dei suoi ricordi.

La Dama di Ghiaccio si fossilizzò nello stratificarsi delle stagioni; si lasciò andare e cullandosi nell’illusione di potersi sciogliere nel nulla, continuò in eterno a fare dell’umidità ghiaccio e del ghiaccio vita.

Marco Noris, Barcellona, 2010

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Un italiano en camino