Mehuertos oscuras rezandando

Estaba en el 2012 empezando a jugar con mis idiomas, improvisando poesía en un lenguaje efímero que existía sólo en el momento en el cual estaba escribiendo.  No tenía gramática ni reglas, sólo usaba un método sencillo con el cual podría llegar a escribir la historia incomprensible de mi vida.

Mehuertos oscuras rezandando.
Odiolor condolido anhielo.
Hilos ofíade zombie de reliquión m’huerta.

Ardorada llama me llamor, yo de tuamor replejo.

(Marco en Barcelona, 2012)

Insonnia

Nell’oscurità, riflessi di luce prendono forma, ombre di luce nel negativo del giorno. Finalmente si rompe l’insonne solitudine, appaiono maschere grottesche ridendo sguaiatamente, pastori silenziosi brancolando nel buio e con loro guide senza guida, un albero senza Natale, cinque dieci cento dita medie senza mezze misure. Tutto ciò a cui non ho pensato durante il giorno inizia a gridare assordante, una chiassosa comitiva di questioni posticipate si affaccia chiedendo attenzione. Provo a quietar la moltitudine con pensieri gradevoli, moti d’ottimismo, limpidi propositi e facili promesse.

Ladri! Fetidi ladri o voi che con il mio sonno fuggite, saltando pecore e schivando ciechi pastori ondeggianti nel buio. Dove fuggite o ladri, forse laggiù, dietro la collina dei sogni dimenticati, laddove giace il tempo perso? O forse è una corsa verso il nulla, un correre infinito, un eterno guardie e ladri con l’unico scopo di sfinire l’inseguitore? Che sia quindi, che inseguendo il sogno possa estenuato stramazzare al suolo (io da sempre un estenuato stramazzare) e trovare finalmente la stanca quiete del sonno.

ma_no, 2008

Giro in giro

I

Avanti, confusamente avanti. A tentativi e a tentoni, saltando ostacoli inciampando cadendo e rialzandomi o forse no, razzolando al suolo, mangiando terra e guardando il cielo.

II

In circolo, in recinto, in una stanza a volte buia e a volte illuminata da prossime luminescenze o da bagliori remoti.

Ora giro in giro, giro in circolo, costruisco e giro in circolo, tra pareti di cemento giro in giro.
A volte un bagliore, una luce riflessa, chissà un segno di vita, di vitalità, di un sentire o di una esistenza. Forse un pertugio o forse no, solo un luccichio d’umidità, una lento filtrare d’acqua.
Continuo a girar in giro. Ad ogni circonferenza la stanza è più piccola e girando in giro sempre più rapido sempre più stretto mi chiedo cosa sarà mai di me una volta al centro di una stanza che non più stanza è. Ormai immobile, ormai cieco e inerme, spero nel momento in cui imprigionato dalla ragione potrò finalmente innalzarmi libero, sospinto dalla follia più in là di questo recinto, più in là delle sue pareti di cemento, più in là del suo stesso isolamento.

(Barcelona, 2008)

L’angelo caduto

”Te lo concedo. Dai, rilassati, non ti preoccupare, te lo concedo. Sì, cascasse iddio, te lo concedo. Cascasse per dire, forse un altro angelo caduto, uno dei tanti. Mio cugino mi ha detto che una volta ne ha visto uno, da piccolo. Il cugino, non l’angelo. l’ha proprio visto schiantarsi dopo una caduta diritta, in verticale. Plaf, come una salsiccia, l’angelo.”

Inverno 2001 

Inverno 2001. Misuravo la mia fiacchezza ogni sera, in bagno davanti allo specchio dopo un’altra giornata passata, un’altra telefonata non fatta, un po’ di gengiva in meno.
Scivolavo lento lungo le pareti di quel grigio inverno, portando la mia esistenza verso la contemplazione e lo scaccolamento.

La pietra

Io sono la pietra e sono il guscio
sono dell’universo il vuoto
e del pianeta il suo satellite
sono la morsa che torce le viscere
la cenere, il fumo
le cicche nel posacenere
sono della pietra l’inerzia.

Sotto la profondità di questo cielo
cammino di nubi migranti
l’anima, finalmente, respira.

ma_no

Una nube

Observo una nube pasar
en ella me veo 
cruzar el cielo de mi vida.
Ahora guerrero
caballito de mar
dragón o alienígena.
Como esta nube voy
cambiando forma
empujado por el viento
hacia la nada desvaneceré.

MaNo, Barcelona 2012

La semilla

El hueso de albaricoque germinó hasta ser jardín nómada.

No soy una fractura, ni un collage de recuerdos ajenos. No existo desparramado en el tiempo, soy yo, permanente en mi presente, aquí, ahora, para siempre.

El niño es la semilla, el jardín es el tiempo, el árbol soy yo.

M. Noris, Barcelona, 2010/2014