Uno, due, tre

1 – Io sono una sedia. Mi consumo nel tempo solo perché esisto. Io sono una sedia, reggo e mi sorreggo.

2 – Le mie ruote sono pelose. La mia bicicletta nella notte è simile a una teiera, una teiera dalle ruote pelose.

3 – Sott’acqua viaggio nello spaziotempo. Sdraiato nella vasca, il mondo attorno a me è un lugubre universo tecnorganico (sott’acqua, mi strofino le mani sulla testa e i suoni attorno a me sono quelli dell’abisso di cui talvolta si sente parlare).

Aquel día

Recuerdo aquel día que empezó cuadrado y acabó redondo, dos cabos unidos por un trayecto, de ida y de vuelta.

Aquel día quise hablarte de la huella fugaz antes que la robara el viento y alcanzarte antes que la luna menguase; quise y ya estaba solo.

Y cuando la mueca se cayó, me reí de tus intentos de recogerla a ojos cerrados. Era el teatro del silencio y de los gestos mancos.

Entonces decidí vaciar mis bolsillos y hacer de mi decepción una flor sin pétalos, los que echaste al viento.

Recuerdo el final redondo de aquel día, cuando evoqué el juego del atrevido y la locura del libre y celebré, bajo la mirada de mi alma, la dejación incondicional de la mente.

Marco noris, Barcelona, mayo 2010

GuardarGuardar

Digitali

Ho un’impronta digitale che urla per me. Per questo mi sono tagliato tutte le dita della mano sinistra. Un moncherino delizioso!
Un dito l’ho spedito a mia zia, in Connecticut, che non so dove sta e nemmeno come si scrive; speriamo sia arrivato! L’indice l’ho mandato al vecchio parroco del paese in cui ho vissuto durante l’infanzia. Il terzo, il medio, ce l’ho ficcato in culo, mentre pollice e mignolo li ho attaccati assieme, finalmente vicini.

Marco Noris, Bologna, 2002

Il cortile

La realtà rimasta incollata come un vestito bagnato, era ieri un cortile; un cortile illuminato nell’ora che divide il giorno, un cortile stretto da muri alti come muraglie, muri grigi e opprimenti ma mai, mai invincibili, neppure ora, nell’oscurità che unisce x con z e y, soprattutto ora, nell’ora del finalmente.
M. Noris, giugno 2010

La finestra sul cavedio

Seduto in silenzio
ascolto il quieto sussurrare
della finestra sul cavedio.

In ordine sparso

percussioni
voci maschili, non italiane
voce femminile italiana, da televisione
motorino
piccioni in amore
macina caffè
un altro motorino
lavaggio manuale di stoviglie
cantante femminile di lingua inglese
ancora piccioni in amore
voce di giovane uomo italiano.

Lo scroscio improvviso
silenzia il mondo.

 

Marco Noris, Bologna, 2002

Il circo

Gli zii hanno un circo. Mio cugino è un contorsionista, riesce a schiacciarsi i foruncoli sulla schiena con le dita dei piedi (stando sdraiato). Un suo amico riesce a comandare il lato destro del corpo con la parte destra del cervello e la parte sinistra del corpo con quella sinistra del cervello. Qualche volta è riuscito pure a comandare l’intero corpo con una sola metà del cervello. Purtroppo il pubblico non si accorgeva di nulla e a lui veniva un’emicrania sempre più forte. Ha smesso, ora fa il casellante e con l’uso di un solo dito riesce ad alzare e abbassare l’asta a righe bianche e rosse.

Il sogno di Luca

Luca è chiuso da tempo in una stanza in compagnia di tre uomini. I loro volti gli sono familiari, anche se non ricorda dove e quando possa averli conosciuti. Sono tre figure silenziose, a volte nebbiose, spesso ombrose. Si muovono, non si muovono, non capisce non si concentra e finisce poi per distarsi e perderli di vista, tornando ad osservare la stanza con quel suo sguardo acuto, seduto in un angolo sulla sua poltroncina rossa.

Continúa leyendo Il sogno di Luca

La niña de antigás

Barridos por el viento
recorrimos caminos por cruces
hermanos entre hermanos
corazones sin patria en tierra
huérfana de hija pródiga.
Niña de nueva década
abandona tu antigás
déjate acunar por este cielo
mecedor de almas.

(Para Carmen, la niña del antigás)

Marco en Albacete el 15 y 16 de noviembre del 2014