L’angelo caduto

”Te lo concedo. Dai, rilassati, non ti preoccupare, te lo concedo. Sì, cascasse iddio, te lo concedo. Cascasse per dire, forse un altro angelo caduto, uno dei tanti. Mio cugino mi ha detto che una volta ne ha visto uno, da piccolo. Il cugino, non l’angelo. l’ha proprio visto schiantarsi dopo una caduta diritta, in verticale. Plaf, come una salsiccia, l’angelo.»

Inverno 2001 

Inverno 2001. Misuravo la mia fiacchezza ogni sera, in bagno davanti allo specchio dopo un’altra giornata passata, un’altra telefonata non fatta, un po’ di gengiva in meno.
Scivolavo lento lungo le pareti di quel grigio inverno, portando la mia esistenza verso la contemplazione e lo scaccolamento.

La pietra

Io sono la pietra e sono il guscio
sono dell’universo il vuoto
e del pianeta il suo satellite
sono la morsa che torce le viscere
la cenere, il fumo
le cicche nel posacenere
sono della pietra l’inerzia.

Sotto la profondità di questo cielo
cammino di nubi migranti
l’anima, finalmente, respira.

ma_no

Una nube

Observo una nube pasar
en ella me veo 
cruzar el cielo de mi vida.
Ahora guerrero
caballito de mar
dragón o alienígena.
Como esta nube voy
cambiando forma
empujado por el viento
hacia la nada desvaneceré.

MaNo, Barcelona 2012

La semilla

El hueso de albaricoque germinó hasta ser jardín nómada.

No soy una fractura, ni un collage de recuerdos ajenos. No existo desparramado en el tiempo, soy yo, permanente en mi presente, aquí, ahora, para siempre.

El niño es la semilla, el jardín es el tiempo, el árbol soy yo.

M. Noris, Barcelona, 2010/2014

Uno, due, tre

1 – Io sono una sedia. Mi consumo nel tempo solo perché esisto. Io sono una sedia, reggo e mi sorreggo.

2 – Le mie ruote sono pelose. La mia bicicletta nella notte è simile a una teiera, una teiera dalle ruote pelose.

3 – Sott’acqua viaggio nello spaziotempo. Sdraiato nella vasca, il mondo attorno a me è un lugubre universo tecnorganico (sott’acqua, mi strofino le mani sulla testa e i suoni attorno a me sono quelli dell’abisso di cui talvolta si sente parlare).

Aquel día

Recuerdo aquel día que empezó cuadrado y acabó redondo, dos cabos unidos por un trayecto, de ida y de vuelta.

Aquel día quise hablarte de la huella fugaz antes que la robara el viento y alcanzarte antes que la luna menguase; quise y ya estaba solo.

Y cuando la mueca se cayó, me reí de tus intentos de recogerla a ojos cerrados. Era el teatro del silencio y de los gestos mancos.

Entonces decidí vaciar mis bolsillos y hacer de mi decepción una flor sin pétalos, los que echaste al viento.

Recuerdo el final redondo de aquel día, cuando evoqué el juego del atrevido y la locura del libre y celebré, bajo la mirada de mi alma, la dejación incondicional de la mente.

Marco noris, Barcelona, mayo 2010

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Digitali

Ho un’impronta digitale che urla per me. Per questo mi sono tagliato tutte le dita della mano sinistra. Un moncherino delizioso!
Un dito l’ho spedito a mia zia, in Connecticut, che non so dove sta e nemmeno come si scrive; speriamo sia arrivato! L’indice l’ho mandato al vecchio parroco del paese in cui ho vissuto durante l’infanzia. Il terzo, il medio, ce l’ho ficcato in culo, mentre pollice e mignolo li ho attaccati assieme, finalmente vicini.

Marco Noris, Bologna, 2002